A Largo Melatino prove di riavvicinamento fra l'Ateneo e la Città di Teramo con la consegna delle pergamene a ricercatori e dottorandi. Intervento di alto profilo del magnifico rettore Christian Corsi
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di Marcello Maranella
Per la prima volta, dopo decenni dall'insediamento a Colleparco, l'Università degli Studi di Teramo celebra la cerimonia della consegna delle pergamene a ricercatori e dottorandi dell'Ateneo nel cuore del centro storico, fra le antiche mura trecentesche del Palazzo Melatino e l'imponente fiancata della Chiesa di Sant'Antonio. Il tutto preceduto da una solenne traversata del corteo accademico da Piazza Martiri a Corso Cerulli. Una bella immagine inedita e sorprendente che apre nuovi orizzonti di sviluppo per una comunità ricca di storia e di cultura, purtroppo ancora oggi impacchettata fra impalcature e transennamenti fastidiosi per guarire dalle ferite del terremoto, con l'auspicio comune di ritrovare al più presto splendore urbano e prosperoso futuro.In tal senso s'inquadra l'evento di ieri sera a Largo Melatino nell'ambito della Notte europea dei ricercatori, voluto dal magnifico rettore Christian Corsi e dal senato accademico in segno di dialogo e spirito collaborativo per configurare l'immagine di Teramo Città Universitaria nelle sue migliori espressioni sociali, economiche, culturali. Erano più di cento i dottorandi e i ricercatori che attendevano di essere insigniti, avvolti nelle toghe multicolori a seconda del corso di studi prescelto. Si tratta di una forza propulsiva di diversa provenienza dispiegata nel mondo scientifico internazionale con risultati eccellenti a fronte di una spesa complessiva di circa dodici milioni di euro appositamente investiti in ricerca e innovazione. In linea, ovviamente, con la visione strategica di internalizzazione del professor Corsi illustrata all'inizio del suo mandato rettorale.
"A questo punto, essenziale diventa la nostra capacità di ascolto", ha sottolineato il rettore nel suo intervento di apertura. "Quando l'università sa ascoltare in particolar modo la propria comunità alla quale appartiene e alla quale è capace di interpretare i propri bisogni. Un rapporto quello dell'Ateneo e della comunità che deve essere sicuramente bidirezionale, nel senso che anche la comunità deve saper ascoltare le esigenze, le richieste e le opportunità che una università pubblica sa offrire".
Un discorso colto e lungimirante quello pronunciato dal magnifico rettore dinanzi a sindaci e amministratori locali e regionali in uno scenario partecipativo ampio e composito di operatori e cittadini, consapevole, evidentemente, di essere il primo rettore teramano dell'Università degli Studi di Teramo, che riesce a coniugare sapientemente il ruolo accademico e il legame profondo con le proprie radici, che intende portare a compimento l'ambizioso progetto dell'Ateneo per la realizzazione della Cittadella della Cultura nel sito dell'ex ospedale psichiatrico.
"Occorre lavorare insieme per affrontare le sfide del nostro tempo", ha aggiunto il professor Corsi. "esse richiedono un gioco di squadra, condizione indispensabile del progresso scientifico. Il nostro Ateneo ha scelto un modello culturale per aprirsi al mondo e conseguentemente contribuire attraverso l'Università ad aprire al mondo il nostro territorio. Teramo, del resto, reca nella propria storia una vocazione all'incontro e all'accoglienza".
Senza dimenticare, ha ricordato il rettore, le lotte e le battaglie in difesa dei valori di libertà e di democrazia espresse nelle varie epoche storiche dalla comunità aprutina. Fino a quella della liberazione dal nazifascismo con l'insurrezione e la vittoria di Bosco Martese di cui proprio ieri, 25 settembre, ricorreva l'anniversario accompagnato da un caloroso appaluso dei presenti.






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