Esposimetro d’Oro alla Memoria del Premio Di Venanzo a Witold e Piotr Sobocinski: padre e figlio hanno fatto grande il cinema polacco nel mondo
Altre Note m
E’ praticamente tutto pronto per la 31^ edizione del Premio Internazionale della Fotografia
Cinematografica Gianni Di Venanzo, che si svolgerà a Teramo dal 21 settembre, con
l’inaugurazione di una mostra che farà da anteprima alle altre iniziative, fino al 10 ottobre prossimi.
L’organizzazione, come sempre, è a cura dell’associazione culturale Teramo Nostra, guidata dal
Presidente Piero Chiarini e dal Direttore artistico Sandro Melarangelo. La serata di premiazione si
svolgerà sabato 10 ottobre nella tensostruttura che sarà allestita in Piazza Martiri della Libertà. La
conferenza stampa di presentazione si terrà giovedì 1 ottobre, alle ore 10:30, presso L’Arca,
Laboratorio per le arti contemporanee, in Largo San Matteo a Teramo.
La Giuria del Di Venanzo, presieduta dal giornalista e saggista cinematografico Stefano
Masi, e composta da Giorgio Treves, Adriana Chiesa, Gerry Guida, Giuseppe Venditti, Franco
Mariotti e Laura Delli Colli, ha selezionato gli autori da premiare e per quanto riguarda il
riconoscimento alla Memoria ha deciso di assegnare l’Esposimetro d’Oro a due autori della
fotografia polacchi, padre e figlio: Witold e Piotr Sobocinski.
Il doppio riconoscimento verrà consegnato nelle mani di Piotr Junior e Michal Sobocinski, figli di
Piotr e nipoti di Witold, entrambi direttori della fotografia cinematografica. Saranno a Teramo
sabato 10 ottobre, quando si terrà la cerimonia di premiazione della 31^ edizione del Premio Di
Venanzo.
Le motivazioni della Giuria:
WITOLD SOBOCINSKI e PIOTR SOBOCINSKI
Due maestri della fotografia europea affermatisi anche a Hollywood. Witold, dapprima
protagonista della Nouvelle Vague polacca insieme a Zanussi, Wajda e Skolimowski, poi compagno
di ventura di Polanski nelle produzioni internazionali, come “Frantic”. E suo figlio Piotr, giunto a
Hollywood negli anni 90 sulla spinta di “Dekalog” e degli altri capolavori girati in Europa per
Kieslowski. Una carriera troppo breve ma molto intensa.
Witold Sobocinski, detto “Dentox”, nato a Ozorkow, il 15 ottobre 1929, morto a Lodz il 19
novembre 2018, a 89 anni; il figlio Piotr Sobocinski è nato a Lodz il 3 febbraio 1958 e morto
prematuramente a Vancouver, in Canada, a soli 42 anni.
Witold Sobocinski è il capostipite di una dinastia giunta ormai alla terza generazione – come
scrive Stefano Masi nel “Dizionario mondiale dei direttori della fotografia” (Le Mani, 2007) – è
stato uno dei maestri della fotografia d’oltrecortina nel dopoguerra, impegnato al fianco dei
maggiori registi polacchi della sua epoca, da Jerzy Kawalerowicz a Jan Rybkowski, da Andrzej
Zulawski a Krzysztof Zanussi, da Wojtech Has a Roman Polanski, anche fuori dai confini nazionali.
Nella composizione delle sue immagini e nei movimenti di camera si ritrova un senso del ritmo
ignoto alla maggior parte dei colleghi, qualità che qualcuno ha messo in relazione alla militanza
da musicista. Vinse più volte il premio per la miglior fotografia al festival di Lubusk-
Lagow…Sobocinski è stato soprattutto il braccio destro di Andrzej Wajda, condividendo con lui il
Best Duo Award al festival Camerimage (2000) per la loro lunga collaborazione artistica. Witold
Sobocinski è stato docente di fotografia all’Accademia del cinema di Lodz ed ha formato negli anni
molti operatori polacchi della nuova generazione. Witold è stato un musicista jazz, molto attivo nel
periodo dal 1948 al 1960, batterista e occasionalmente trombonista nel gruppo più seguito
dell’epoca, i Melomani. A cavallo tra gli anni ’60 e ’70 visse probabilmente il periodo di maggior
successo della sua carriera e fu proprio in questi anni che strinse il rapporto professionale con
Wajda a cui, nel 1974, fu assegnato l’Oscar per il miglior film straniero, La terra della grande
promessa, illuminato appunto da Sobocinski. Questo film gli aprì le porte delle produzioni
americane. Solo negli anni ’80, come scrive Masi (op. cit) egli potè raccogliere il dividendo della
vasta stima di cui ormai godeva anche all’estero, quando Roman Polanski, che già da molti anni
lavorava fuori dai confini polacchi, gli affidò la responsabilità delle immagini per due sue grandi
produzioni, Pirates (1986, Pirati) e Frantic (1988).
Piotr Sobocinski, (Masi, op. cit.) giovane talento della fotografia polacca, figlio d’arte,
subito avviato verso una luminosa carriera grazie al felice sodalizio artistico con Krzysztof
Kieslowski. Sull’onda della nomination all’Oscar ottenuta per la fotografia del kieslowskiano “Tre
colori: Film rosso” (1994), nella seconda metà degli anni Novanta approdò a Hollywood e si
costruì un percorso professionale di primo piano in produzioni di prestigio, al fianco di registi
quali Ron Howard, Robert Benton e Louis Mandoki, portando al cinema americano un uso del
colore in chiave emozionale…ma il suo cuore non sopportò lo stress di una così repentina ascesa:
stroncato da un infarto fulminante, venne trovato morto durante la faticosa lavorazione del film
“Trapped-24 Hours (2002; 24 ore)” di Louis Mandoki. Da poche settimane aveva compiuto
quarantadue anni. Dopo la prematura morte, la sua eredità professionale è stata raccolta dai figli
Piotr Jr (nato nel 1983) e Michal (1987) entrambi direttori della fotografia.
Piotr Sobocinski divenne subito noto, appena uscito dall’Accademia cinematografica,
quando Kieslowski gli affidò la direzione della fotografia di due episodi del celebre Decalogo, il
terzo e il nono (1989). La sua ascesa (Masi, op. cit.) fu rapidissima, grazie ad un indubitabile
talento e all’appoggio del padre Witold… Le sue qualità artistiche esplosero poi in “Tre colori:
Film rosso”, dove il giovane Sobocinski riuscì a simulare con estrema abilità l’assenza di luce
artificiale pur mantenendo un alto profilo di stilizzazione dell’immagine, che era tendenzialmente
monocroma allo scopo di far risaltare le occasionali punte del rosso. Questo lavoro gli fece
ottenere un Silver Frog in patria e la candidatura all’Oscar che gli spalancò le porte del cinema
americano, lavorando in grandi produzioni con attrici e attori del calibro di Meryl Streep, Diane
Keaton, Leonardo Di Caprio, Robert De Niro, Mel Gibson, Renè Russo, Paul Newman…
IL PREMIO E LA FIGURA DI GIANNI DI VENANZO
teramana, che ogni anno a Teramo, ininterrottamente dal 1996, viene celebrato il lavoro dei direttori
o autori della fotografia cinematografica. Gianni Di Venanzo, nato a Teramo il 18 dicembre 1920,
morto a Roma prematuramente il 3 febbraio 1966 a soli 45 anni, è stato l’autore della fotografia dei capolavori di Fellini, Rosi e di altri
grandissimi registi, ed è considerato il più grande di tutti da Vittorio Storaro, tre volte Premio Oscar, e
un vero riferimento anche per i più giovani maghi della luce nel cinema. Gianni Di Venanzo vinse per
ben cinque volte il Nastro d’Argento quale direttore della fotografia dei film Il Grido (1957) di
Antonioni, I magliari (1959) e Salvatore Giuliano (1961) di Rosi, Otto e mezzo (1963) e Giulietta degli Spiriti (1965) di Fellini.
Il Premio Di Venanzo assegna ogni anno quattro Esposimetri d’Oro ad altrettanti autori della
fotografia cinematografica nelle seguenti categorie:
- Memoria
- Carriera
- Film Straniero
- Film Italiano
Inoltre viene anche premiato il lavoro del direttore della fotografia nella fiction televisiva e viene
assegnata, sempre ad un autore della fotografia cinematografica, una Targa speciale della Giuria.




Commenti
Posta un commento