Quel pomeriggio dell'otto maggio del duemiladiciassette resterà impresso nella memoria di tutti come la data dell'esasperazione popolare e del pressapochismo gestionale del bene acqua. Alle cinque della sera, viene annunciato che l'acqua limpida del Gran Sasso d'Italia, bevuta da una gran quantità di popolazioni montane e rivierasche è pericolosamente inquinata. Quando i negozi e i centri commerciali vengono presi letteralmente d'assalto dalle persone in preda al panico irrefrenabile fino all'ultima bottiglia di acqua minerale disponibile, tutti pensano che il danno sia stato causato ancora una volta dagli esperimenti dell'Istituto di Fisica Nucleare con qualche sversamento di sostanze nocive (Borexino) nelle contigue aree di captazione dell'acquedotto del Ruzzo. Come ormai accade sovente: tutti sono responsabili, nessuno è responsabile. "Abbiamo semplicemente attivato la procedura che la prassi prescrive in casi del genere", dicono i tecnici a...