Dal silenzio al canto. Gabriele d’Annunzio: dalla morte alla vita

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La Fondazione Genti d’Abruzzo promuove, domenica 1° marzo, una serata dedicata a Gabriele

d’Annunzio nel segno della memoria e delle origini. Un percorso che, dal ricordo della morte, torna

simbolicamente alla nascita, alle radici familiari e al contesto sociale che accolse il poeta il 12

marzo 1863, nella Pescara di fine Ottocento. In un Abruzzo profondamente legato alla tradizione, la

nascita di un bambino era un evento centrale nella vita familiare e comunitaria: intimo e solenne

insieme. È dentro questo orizzonte culturale che prende avvio l’iniziativa, intrecciando riflessione

storica, memoria collettiva e patrimonio materiale.


Alle ore 18.00, al Museo Casa Natale d’Annunzio è in programma la presentazione del progetto a

cura di Franca Minnucci, con un approfondimento sul “Trionfo della morte” attraverso il libro

d’artista di Emanuela Borgatta e la lettura “Dalle cartelle di un vecchio cronista. Pescara riceve la

notizia della morte di Gabriele d’Annunzio” di Pierluigi Francini. La serata sarà accompagnata

dall’esecuzione del Miserere a cura del Coro Harmonicus, diretto da Giulia Bascelli.

Alle ore 19.30, al Museo delle Genti d’Abruzzo, sarà inaugurata la mostra “Fasce, culle e porte-

enfant”, allestita con materiali provenienti dai depositi museali. L’esposizione propone un viaggio a

ritroso nel tempo per riscoprire l’infanzia del poeta e, insieme, quella dei tanti bambini della

Pescara ottocentesca. In un contesto capace di intrecciare affetti familiari, tradizioni popolari e

saperi artigianali, il corredo del neonato non era soltanto un insieme di oggetti funzionali, ma un

universo simbolico che accompagnava i primi mesi di vita. Culle in legno o ferro finemente

lavorate, fasce ricamate, port-enfant, camicine augurali, piccoli giochi e oggetti apotropaici

raccontano un patrimonio materiale e immateriale fatto di cura, attesa e protezione.


Nel percorso trova spazio anche il corredo del Battesimo, momento centrale nella vita religiosa e

sociale delle comunità abruzzesi. In un territorio in cui il calendario liturgico scandiva i tempi

dell’esistenza, il Battesimo rappresentava l’ingresso nella comunità cristiana e il primo

riconoscimento pubblico del neonato. Vesti, camicine bianche, cuffiette e fasce – realizzate con

tessuti pregiati e ornate da ricami – esprimevano il valore simbolico della purezza e della nuova

nascita spirituale. Spesso conservati e riutilizzati all’interno della stessa famiglia, questi capi

diventavano segni tangibili di continuità generazionale, affiancati da oggetti sacri e talvolta amuleti,

testimonianza di una religiosità che univa liturgia e tradizione popolare. La mostra resterà aperta

fino al 15 marzo, dal lunedì al venerdì (9.30-13.00) e sabato e domenica (16.00-20.00).

Un’iniziativa che restituisce al pubblico non solo la memoria dell’infanzia di d’Annunzio, ma uno

spaccato della società abruzzese tra Ottocento e Novecento, dove ogni nascita era insieme fatto

privato e rito collettivo, custodito negli oggetti e nei gesti tramandati nel tempo.

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