Giacomo De Iuliis La risicoltura nell’Abruzzo Teramano tra latifondo e mezzadria (secoli XVIII-XIX). Giovedì 9 aprile all’Archivio di Stato di Teramo la presentazione del libro
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Sarà presentato giovedì 9 aprile a Teramo – Archivio di Stato di Teramo, Via Cesare Battisti 55, ore 17:45 – il nuovo libro dello storico Giacomo De Iuliis che racconta le vicende della Risicoltura nell'Abruzzo teramano tra latifondo e mezzadria (secoli XVIII-XIX). Si tratta dell'undicesimo titolo della Collana "Storia" diretta da Luigi Ponziani per Ricerche&Redazioni. Nella bella copertina del volume sono ben visibili le risaie nella piana costiera di Montepagano tra età napoleonica e Restaurazione. La mappa riprodotta è la "Carta dei rilevi delle coste dell’Adriatico dal fiume Tronto a Gagliano del Capo di Santa Maria di Leuca" (1830-1835).
Dialogheranno con l’autore la direttrice dell’Archivio di Stato di Teramo, Oriana Rizzuto, e lo storico Luigi Ponziani.
Il testo ricostruisce attraverso approfondite ricerche d’archivio importanti aspetti della storia della risicoltura teramana nei cruciali decenni a cavallo del 1800. Oltre ad analizzare le modalità d’uso delle acque, le tecniche colturali, le forme di conduzione e le reti commerciali, l’autore ripercorre la parabola storica di questa “industria” intrecciandola alla più ampia vicenda agraria provinciale.
È nei decenni qui considerati che si consuma il destino di questa coltura. A decretarne l’abolizione non fu tanto la minaccia rappresentata dall’endemia malarica, allora imputata ai miasmi prodotti dai ristagni d’acqua, quanto la possibilità, dischiusa dalle riforme francesi, di modernizzare un assetto agrario ancora latifondistico, orientandolo verso l’appoderamento mezzadrile.
L’attenzione alle dinamiche socio-economiche si coniuga con l’analisi microstorica, che consente all’autore di dare voce ai protagonisti dell’economia risicola teramana, colti nella loro quotidianità, e di ancorarne il vissuto alla realtà dell’epoca.
Ne sortisce un quadro che ben riflette la centralità della risicoltura nella storia rurale dell’Abruzzo teramano e apporta nuovi e organici elementi di conoscenza a una tematica tutto sommato ancora mal nota, resa tanto più affascinante perché riferita a una coltura scomparsa senza lasciare tracce nella memoria del territorio.



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