I Calanchi di Atri fotografati da Cleto Di Giustino
Altre Note
Ci siamo incrociati recentemente passeggiando per Corso vecchio a Teramo. Non è la prima volta. Quella con Cleto è un'amicizia di lunga data ma di rare frequentazioni. Quando accade riaffiorano ricordi di passate collaborazioni e all'unisono ci domandiamo: di cosa ti stai occupando? E così, correndo dietro alle parole, ci siamo ritrovati alle pendici del Colle della Giustizia dove ha sede l'Oasi Regionale WWF della Riserva naturale dei Calanchi di Atri, validamente diretta da Adriano De Ascentiis. Proprio da quelle parti Cleto aveva scattato en passant qualche immagine ma non era affatto persuaso del risultato.Era come se gli mancasse l'essenza del luogo o qualcuno che lo convincesse ad addentrarsi oltre le scanalature per carpirne i misteri, non solo quelli della natura che si avvertono facilmente volgendo lo sguardo sopra campi coltivati attorniati da fossi, laghetti, boscaglie e variegata vegetazione. Fu il direttore dell'Oasi a rassicurarlo con disarmante semplicità. Cleto poteva girare a proprio piacimento dentro la riserva perchè nessuno gli avrebbe chiesto documenti o permessi speciali. In sostanza poteva dare sfogo alla sua creatività in piena libertà di movimento ma con altrettanta prudenza, raccomandò sorridendo Adriano con l'indice proteso oltre l'immaginifico spettacolare paesaggio lunare.
Dopo qualche settimana sento squillare il telefono. Era Cleto che chiedeva di vederci per mostrarmi i suoi calanchi ascensionali, appuntiti, appiattiti, ora imbruniti ora ingialliti in un magico irraggiamento solare. Una narrazione per immagini di notevole forza attrattiva. Che non indaga dentro i crinali e tuttavia non altera suggestioni ben sedimentate nell'immaginario comune come bolge dantesche, la cui erosione favorisce l'emersione di fossili marini accumulatisi in epoche remote negli strati argillosi quando l'area era sommersa dal mare.
Sfumature marine che in qualche modo compaiono nelle foto di Cleto sia pure in maniera astratta, evocando saline biancastre, friabili incastellamenti, interstizi cespugliosi e sagome fuggenti, segni e tracce di materiche percorrenze tradotti dalla fotocamera in eccellente combinazione cromatica tra il chiaro e lo scuro.
Sono queste le prime impressioni condivise mentre continuiamo a sfogliare le immagini ordinate dall'autore secondo la sua personalissima visione di quel sorprendente territorio abruzzese, da cui trae mirabili e inedite composizioni, riconfermando la propria identità espressiva che si pone in dialogo con altri pregevoli linguaggi fotografici quando reinterpreta il paesaggio agrario nelle individuazioni materiche e tissurali.
Forse per queste ragioni siamo rimasti ancora a chiacchierare con leggerezza d'animo delle opere delicate e silenziose di Luigi Ghirri, dei segreti del paesaggio urbano di Olivo Barbieri, dell'astrattismo in bianco e nero di Mario Giacomelli, degli scatti metafisici di Mimmo Iodice, il celebre fotografo napoletano che di Cleto Di Giustino apprezzava la validità dell'impegno operativo e culturale nelle immagini dedicate alla bellezza e alla storia della Città di Teramo, ai tempi dei calendari d'arte della Tercas.
Nato a Teramo dove vive e lavora, Cleto Di Giustino ha partecipato a numerose rassegne nazionali e internazionali, ottenendo prestigiosi riconoscimenti.
Mostre collettive:
SICOF -Milano, 1995
FOTO IN FORTEZZA -Civitella del Tronto, 1995/1996
CASTELLARTE -Castelbasso (TE), 1996
MUSEO CASCELLA - Pescara, 1996
FLASH ART MUSEUM -Trevi, 1998
Mostre personali:
LIBRERIA DANTE - Palermo, 1992
BIBLIOTECA COMUNALE - San Benedetto del Tronto, 1993
CASTELLO SVEVO -Randazzo (CT), 1994
TEATRO DELLE ERBE -Milano, 1995
Nel 2011, segnalato da Italo Zannier, è stato invitato alla 53^ Biennale di Venezia -Padiglione Italia - Regione Abruzzo.
Sue fotografie figurano in numerose collezioni private e sono presenti in importanti pubblicazioni artistiche.







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