venerdì 14 giugno 2019

Premio Sgattoni: Menotti Sergio Di Diodoro è il vincitore della XIV edizione

Si è conclusa la quattordicesima edizione del Premio Sgattoni Racconto breve, promosso dalla Pro loco di Garrufo di Sant'Omero, coordinato da Enrico Di Carlo e intitolato alla memoria dell'intellettuale teramano Giammario Sgattoni. La giuria presieduta dal giornalista RAI Antino Amore, dal segretario Eliodoro Di Battista e dai membri Amadio Galiffa, Davide Lucantoni, Franca De Santis, Giovanna Frastalli e Maria Colella ha assegnato il primo premio a Menotti Sergio Di Dodoro di Giulianova (Te) con il racconto Viaggio verso un giorno di aprile. Ivana Barbara Torto di Bucchianico, in provincia di Chieti, conquista il secondo premio con il racconto Una favola degli anni settanta a Sant'Omero, mentre terzo classificato risulta Davide Maceroni di Avezzano (Aq) per il racconto Una valigia di carta. Inoltre la giuria ha assegnato altri due riconoscimenti: Premio Speciale al miglior autore giovane in età compresa fra i 18 e i 35 anni è andato a Elena Giraudo di Borgo Dalmazzo in provincia di Cuneo, mentre l'altro Premio Speciale al miglior autore giovane in età compresa fra i 14 e i 17 anni è stato assegnato a Beatrice Saccomandi di Notaresco (Te). La cerimonia di inaugurazione avrà luogo a Garrufo di Sant'Omero la sera del 2 agosto 2019.

Marco Appicciafuoco, artista costantemente sospeso fra natura e scienza

Ha pensato bene l'assessore alla cultura del comune di Teramo Gigi Ponziani ad aprire le porte della Pinacoteca civica alle opere originali  Desert Light di Marco Appicciafuoco che rimarranno esposte fino al prossimo 20 giugno. Per dare l'idea del suo percorso artistico mi affiderò a quanto scrissi nel 2001 nella presentazione del catalogo Silicato Landascape. Un salto nel tempo di circa un ventennio da quelle sperimentazioni accostate al movimento della Transavanguardia che già attiravano l'attenzione di Achille Bonito Oliva. Un'evoluzione dell'estro creativo di Marco Appicciafuoco oggi certificato dalla critica autorevole di Franco Speroni ...di Naturali Esperienze..."Questi oggetti emozionali parlano infatti un linguaggio glocale perchè le materie e le immagini usate suonano come parole che vengono dalle montagne abruzzesi che tutt'ora Marco abita ma la sintassi è propria di una lingua ibrida: quella necessaria per esprimere il sentire complesso del nostro presente". 
Pur mantenendo inalterato il linguaggio dialetticamente espressivo in relazione alle mutazioni e alle contraddizioni del mondo circostante.
parliamo sempre di sculture che, al di là dell'accurata formulazione curvilinea sono accumulatori di energia cosmico-concettuale che  consentono a Marco frequenti digressioni analitiche nella trasformazione dell'argilla e negli accostamenti cromatici e materici.
E così la formazione artistica di Marco Appicciafuoco all' Istituto d'Arte di Castelli e all'Accademia aquilana di Belle Arti si esprime e muta con opere altamente evocative "Dallo Scirocco al Barocco", "Anomalie Animali", "Silicato Landascape" ispirato alle discariche abusive e i più recenti "Light Flowers" della rassegna Illuminando Lecce nelle strade principali della "Firenze del sud". Piccoli quadri tratti dal suo abituale spazio esterno prendono vita nel viaggio immaginario dell'artista tra i silicati e le infiorescenze matematiche di girasoli, nella mucca elettrica, quale messaggio in contrasto con gli organismi geneticamente modificati o nella bellissima goccia ricorrente nel triangolo aureo, di grande effetto comunicativo per la sinuosità e l'armonia formale.
Come tiene a precisare l’artista…” materia principale è la ceramica che si combina con elementi visivamente più sintetici e riflettenti quali vetri e metalli o addirittura impalpabili come la luce. Con questo impegno di notevole spessore culturale Marco Appicciafuoco, nonostante la sua eccessiva riservatezza, si ripropone all'attenzione di esperti ed estimatori che da tempo ormai lo indicano tra gli artisti più interessanti, spesso opportunamente evidenziato dalla rivista Arte. A tal riguardo credo che uno spazio urbano incompleto come la rotonda di accesso all'Ateneo, presso il campus universitario Aurelio Saliceti di Colleparco, potrebbe essere adornato con l'installazione delle opere dell'artista teramano nato nel 1970 e vissuto a lungo in quel quartiere. Sarebbe una scelta in perfetta sintonia con la sensibilità  recentemente espressa dall'Università degli Studi di Teramo che ospita, all'esterno del complesso edilizio di studi e formazione, opere pregiate di altri noti artisti dell'arte contemporanea, fra cui Diego Esposito e Venanzo Crocetti, che onorano l'immagine colta della città di Teramo.











mercoledì 5 giugno 2019

Il fascino del lupo messo a rischio dall'ibridazione?

Mentre leggo il comunicato stampa dell'Ente Parco Gran Sasso Laga sui risultati conseguiti per la tutela del Lupo con i progetti LIFE  attraverso cui si chiede la collaborazione con gli allevatori, apprendo da Repubblica che Nerone, metà lupo e metà cane, è il capo branco  del litorale romano. Come spiega Paolo Ciucci della Sapienza, uno dei massimi esperti della materia che ho avuto modo di apprezzare dal vivo in occasione dell'inaugurazione del Museo del lupo ad Arsita, "se venisse assicurato maggiore spazio alla ricerca sulla fattibilità ed efficacia dei vari interventi gestionali sarebbe più semplice ottenere un consenso tra gli scienziati. Continuare a negare il problema dell'ibridazione antropogenica solo perché la sua gestione è altamente complessa, sarebbe infatti un errore imperdonabile". 
Ma com'è la situazione all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga? 




Nel suo territorio di circa centocinquantamila ettari  dove si contano 2800 equidi, 2900 caprini, 12.500 bovini e 70.000 ovini, grazie al progetto Mirco Lupo e ai progetti europei che lo hanno preceduto, “Praterie” in primis, la coesistenza del grande predatore con le circa 400 aziende zootecniche che vi insistono può dirsi nel complesso soddisfacente. Infatti, la naturale conflittualità tra esigenze di conservazione e interessi economici degli operatori è stata affrontata attraverso la prassi illuminata e persuasiva del dialogo nei processi partecipativi e  tramite misure di sostegno con i fondi europei alle aziende per la realizzazione di recinti di parto, recinzioni per animali al pascolo, tensostrutture per il ricovero delle greggi in alta quota e cani da guardiania di buona attitudine.
Tra gli aspetti scientifici acquisiti dal progetto “Mirco Lupo” è l’aver individuato nell'inadeguata gestione dei sottoprodotti di origine animale e degli scarti di lavorazione delle carni, spesso non effettuata a norma di legge, un fattore che può favorire l’ibridazione tra cani non gestiti e lupi. I dati GPS raccolti grazie agli ibridi e ai lupi radiocollarati, si sono rivelati preziosi per capire come i lupi si alimentano. Spesso i cluster alimentari (raggruppamenti di posizioni GPS nel tempo/spazio) sono di consumo e non di predazione, indicano cioè che i lupi si stanno alimentando in punti che coincidono proprio con aree prossime ad aziende zootecniche, dove avvengono gli incontri tra lupi e cani vaganti.  

Alla luce di ciò si comprende come la collaborazione degli allevatori sia indispensabile per la lotta all’ibridazione. 
Ad oggi i veterinari di progetto hanno microchippato e iscritto all’anagrafe canina 345 cani da lavoro. Venti quelli sterilizzati su richiesta degli stessi allevatori, 217 sono stati sottoposti gratuitamente a profilassi vaccinale. Un impegno che, sul piano istituzionale, viene condiviso con un Comitato Consultivo, del quale fanno parte Ente Parco, ASL, Carabinieri Forestali per l’ambiente, Amministratori di Comuni, Province e Regioni, associazioni  di categoria e animaliste, ed un Tavolo Tecnico Regionale. E proprio dall’ultima riunione del Comitato Consultivo (presenti oltre all’Ente Parco, Carabinieri Forestali, Comune dell’Aquila, Istituto Zooprofilattico G. Caporale Teramo, Associazione Nazionale per la Difesa del Cane) è scaturita la richiesta di una maggiore incisività in termini di comunicazione e informazione al territorio, soprattutto in vista di quel breve periodo, tra gennaio e febbraio, che coincide con il calore delle femmine di lupo, riaffermando così l’importanza di un impegno congiunto, di Parco ed allevatori, per evitare le occasioni di affiliazione tra lupi e cani, in modo da contenere il livello di ibridazione dei nostri lupi appenninici.

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L'amore la guerra e i melograni nel romanzo di Maristella Lippolis


Ho conosciuto Maristella Lippolis a Pescara anni fa in altri contesti culturali e politici eppure non ho mai avuto modo di apprezzarne le doti narrative.  La rincontro di recente a Teramo in occasione della presentazione di quest'ultimo libro fra ricordi di un mondo non tanto lontano nel tempo ma radicalmente mutato nei segni metropolitani e nei sogni mediterranei. Mi ha scritto una dedica in omaggio a quanto di buono abbiamo condiviso che mi riconnette con piacere alla scrittrice pescarese di oggi. Non ci salveranno i melograni, Ianieri edizioni 2018 ( pubblicato per la prima volta nel 2004, ormai introvabile, leggo in appendice),  è il titolo del suo romanzo ambientato nel 1991 in un'isola della Dalmazia, nei giorni che precedettero lo scoppio della guerra nei Balcani. In un coacervo drammatico di paure e precarietà esistenziali Laura e Goran si cercano, si innamorano e si perdono. Una donna che trasforma il tempo della vacanza in un viaggio dentro la propria vita. Un uomo che deve scegliere da che parte stare e quale senso dare alla propria esistenza. Non intendo però dilungarmi nella descrizione dettagliata della trama per riservare al lettore il piacere della scoperta di intense emozioni come pure di attimi dolorosi che vivono i protagonisti. Vorrei invece soffermarmi  sulla tecnica di scrittura usata dall’autrice che riflette molto la sua maniera garbata di porsi nei gesti e nelle parole. Con tono pacato e riflessivo lei riesce a creare atmosfere palpitanti  e persuasive intorno alla vita dei personaggi come se l’isola dove si incontrano casualmente fosse lontanissima dal fragore della guerra  i cui effetti si riveleranno più tardi in tutta la loro crudezza....”Se bastassero i melograni saremmo un popolo molto fortunato, da queste parti ce ne sono in abbondanza lungo tutta la costa e sulle isole. Ma non saranno sufficienti a salvarci, quando sarà il momento”. Sullo sfondo aleggiano i presagi oscuri in cui per la prima volta in Europa si affermano i nazionalismi,  sfociati in una guerra fratricida…”che non si sa di preciso come è cominciata, che nessuno ha dichiarato, ma di sicuro nessuno può dire come e quando finirà”. Ne viene fuori una narrazione delicata e asciutta allo stesso tempo. Una scrittura attraente nelle sue combinazioni con la personalità di Laura che si rivela nei pensieri incerti, nei ricordi e nei desideri più intimi, nelle sue scelte di vita che la conducono a vivere nell’isola di Saline come fosse casa sua. E ritrovarsi poi a passeggiare sul porto di Pescara tra rimpianti e illusioni. Con l'ansia di raccontare la sua storia ad altre ragazze in partenza  per le vacanze nelle isole della Croazia. Come a non voler cancellare l’impronta indelebile che si porta dentro.  



Chi è Maristella Lippolis

Ha esordito nella narrativa pubblicando racconti sulla rivista "Tuttestorie", diretta da Maria Rosa Cutrufelli. Vincitrice del Premio Piero Chiara 1999 con la raccolta La storia di un'altra, in seguito ha pubblicato i romanzi Adele nè bella nè brutta (edizioni Piemme 2008) Una furtiva lacrima (Edizioni Piemme 2013) e Raccontami tu (L'iguana editrice 2017). Collabora con la rivista "Leggendaria", il LetterateMagazine, il Magfest

 

Questa mia recensione 
appare oggi sul quotidiano "La Città,
nelle pagine della cultura
curate dal collega 
Simone Gambacorta





martedì 4 giugno 2019

Torna in campo la richiesta di intitolare PalaScapriano a Tino Pellegrini



In città  si rafforza sempre più l'idea di dare finalmente un nome, appropriato e prestigioso, al Palazzetto dello sport in località Scapriano.  Come si ricorderà, la proposta fu avanzata più di un anno fa da parte di un gruppo di appassionati tifosi, indicando nel compianto Tino Pellegrini la figura di alto profilo umano e professionale apprezzata dall'intera comunità. La gestione commissariale al comune frenò in qualche modo gli entusiasmi e le relative procedure da attivare. Ora si potrebbe ripartire sotto migliori auspici.
Tino Pellegrini e il Palazzetto dello Sport: un binomio perfetto per continuare a sognare di pallacanestro fra le generazioni di atleti che lui ha validamente formato e i ragazzi che si avvicinano numerosi verso una delle più belle discipline sportive. Sarebbe tuttavia  opportuno per la sicura riuscita dell'iniziativa che a partire dalla società Teramo Basket 1960, presieduta da Ermanno Ruscitti, e le altre società/associazioni fruitrici della struttura rivolgessero unitariamente la richiesta al Sindaco Gianguido D'Alberto da sottoporre successivamente all'attenzione della Prefettura di Teramo per il parere definitivo. E' indubbio che in caso di accoglimento favorevole la Città di Teramo ne beneficerebbe in prestigio e immagine, in continuità con la storia della pallacanestro teramana che in Tino Pellegrini ha trovato punti di eccellenza competitiva tra i più elevati, non escluso l’ambito traguardo della serie A. 
E' giunto, dunque, il momento di realizzare questo sogno dell'intitolazione in omaggio alla migliore tradizione sportiva nel capoluogo aprutino.




lunedì 3 giugno 2019

I Led Zeppelin all'Osteria Strabacco di Teramo

Ancora musica e filosofia intorno ai mitici Led Zeppelin nel ciclo di incontri di cultura pensati dal libraio Christian Simonella, titolare della libreria teramana Tempo Libero, in collaborazione con Riccardo Nori per l'Associazione culturale Polygonon e con il musicista Antonio Gambacorta. Giovedì 6 giugno dalle ore 21.00 presso l'Osteria Strabacco di Teramo si svolgerà il quarto appuntamento della rassegna "Equilibri Musicali" dedicato al famoso gruppo. ll filo conduttore dell'incontro si ispira al libro di Tiberio Snaidero -La filosofia dei Led Zeppelin, edonismo vitalista e volontà di potenza" della collana Musica Contemporanea, edizioni Mimesis. Le letture e la conduzione artistica sono affidate a Renato Pilogallo mentre le magiche atmosfere saranno evocate con  brani musicali eseguiti da Mirko Piersanti (voce) e Luca Tursini (chitarra). Notizie ulteriori su prenotazione e degustazione presso Libreria Tempo Libero a Teramo in Corso Cerulli.

mercoledì 29 maggio 2019

L'arte di Silvio Cortellini a Teramo

Con sguardo sereno e insolita leggerezza nelle parole Silvio Cortellini ha mostrato al pubblico teramano i segni recenti  della sua arte cartonata, cromaticamente vivace nel linguaggio e nei simbolismi. L'evento, patrocinato dall'atelier di architettura Ca.Se di via Nicola Palma a Teramo, ha richiamato, come sempre, l'attenzione di estimatori e curiosi in un   alternarsi di sorrisi, strette di mano e brani di Lectus, in allegro compiacimento degli ospiti scivolanti davanti alle opere dell'artista di Fano Adriano. Cresciuto alla scuola di Guido Montauti e tra i fermenti  della corrente artistica del Pastore bianco, Silvio Cortellini conserva integri i valori della sua origine  montanara e l' indole tenacemente coerente. Gli chiedo una definizione della sua arte in età matura e lui risponde senza scomporsi minimamente...."la chiamerei evoluzione che guarda all'infinito, che non ha un senso compiuto, perfettamente in sintonia con il mio pensiero originario". Qualche tempo fa ha esposto a New York City, nella prestigiosa Agora Gallery di Chelsea, dal titolo evocativo The Odyssey Within. Ha riportato un ragguardevole successo di pubblico e di critica. Più radicale invece quella  degli operatori...  "dovevo considerare una virata verso la pop art"..."ma cosa avrei dipinto? preferisco il lento movimento dell'anima che libera la creatività nel silenzio dei miei boschi". Mi ha risposto così Silvio Cortellini, senza titubanze. Con il pensiero rivolto agli amici che lo seguono sempre e ne apprezzano profondamente le doti umane ed artistiche.












domenica 26 maggio 2019

A Montorio ieri a raccontare storie di lupi della Laga

Ho trascorso anni bellissimi ad assicurare gestione e tutela di uno dei più importanti parchi italiani, circoscritto  fra il Gran Sasso e i Monti della Laga, dove non é raro imbattersi nei lupi e restarne soggiogati per il loro fascino discreto e immaginifico. Tutta la fauna selvatica è importante ma il lupo regna sovrano nell'immaginario collettivo in tanti modi diversamente rappresentato:  dalle favole di Esopo ai cartoons di Walt Disney,  dalla lupa salvatrice di Romolo e Remo poi deformata nella vulgata ....in bocca al lupo crepi il lupo...sino al lupo cattivo per eccellenza di Cappuccetto Rosso. E la fama del grande predatore prosegue nei giorni nostri, sia pure con sfumature diverse, nei racconti o, meglio, nei resoconti dai Monti della Laga trasmessi da Anna Consalvo e Ciro Manente attraverso le loro storie di vita impresse nei libri e nelle  immagini animate in fototrappole impiantate al limitare dei boschi con consumata destrezza.  Con loro, ieri pomeriggio a Montorio al Vomano, abbiamo chiacchierato davanti  ad una folta platea di uditori presso il cine teatro appena intitolato al compianto regista Tonino Valeri.
Un condensato di fatica ed emozioni infinite racchiuse nei due libri,  Sulle tracce dei lupi e La Nostra vita con i lupi, recentemente pubblicati  per i tipi di Ricerche e Redazioni, la nota casa editrice teramana di Giacinto Damiani e Barbara Marramà. Non la faccio tanto lunga perchè è bene che siano i libri a rendere partecipi i lettori dei messaggi positivi e dell'amore per la natura che gli autori profondono da anni fra le nostre montagne e quelle delle Dolomiti dove abitualmente risiedono. Aggiungo semplicemente una nota che mi è apparsa emblematica del rapporto che i narratori hanno instaurato con il lupo. Nelle ultime pagine del secondo volume essi gli cedono la parola come se volessero rimettere in scena La fattoria degli animali di orwelliana ispirazione ascoltando metaforicamente le voci e le delusioni degli altri animali selvatici che in coro chiedono all'uomo di ripristinare al più presto un essenziale equilibrio di convivenza con i veri  custodi della grande bellezza naturalistica del pianeta. Un plauso a Corrado Scipioni della Biblioteca del Ricordo per l'ottima organizzazione dell'evento.

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venerdì 24 maggio 2019

“CONOSCERE LA STORIA RENDE LIBERI”. L'Ateneo teramano aderisce all'appello di Repubblica





Il Senato accademico dell’Università di Teramo ha aderito al manifesto in difesa della storia, lanciato sulle pagine del quotidiano La Repubblica da Andrea Giardina, Liliana Segre e Andrea Camilleri.
Nel manifesto dal titolo “La Storia è un bene comune”, i tre autori chiedono di ripristinare la traccia di Storia all’esame di maturità, di non diminuire le ore di insegnamento nelle scuole e di non trascurare l’insegnamento universitario della disciplina.
«Sono orgoglioso ‒ ha dichiarato il rettore Dino Mastrocola ‒ che il Senato Accademico della mia Università abbia sottoscritto all’unanimità l’appello lanciato sul quotidiano La Repubblica da tre giganti del nostro tempo. Ma sono particolarmente felice perché ho toccato con mano quanto sia centrale nei colleghi di tutte le discipline la convinzione che lo studio e la conoscenza della storia siano le fondamenta della cultura e della libertà individuale».
«La storia – ha proseguito Mastrocola ‒ è identità, mette in relazione cose diverse, aiuta a comprendere il passato e a interpretare il presente, insegna a non ripetere errori. L’uomo stesso è un essere storico, la società nella sua evoluzione segue un filo storico. Ridimensionare lo studio della storia è come ridimensionare la cultura: non si può fare».

Premio Sgattoni: Menotti Sergio Di Diodoro è il vincitore della XIV edizione

S i è conclusa la quattordicesima edizione del Premio Sgattoni Racconto breve, promosso dalla Pro loco di Garrufo di Sant'Omero, coordin...