Per Nino Di Simone

di Marcello Maranella 
Una cravatta per Marcello, simbolicamente adagiata tra oggetti in terracotta vaganti in una fantastica odissea spaziale. Si chiama proprio così l'opera che conservo con affetto in ricordo di Nino Di Simone. Un caro amico di notevole talento artistico che ci ha appena lasciato.
 
Erano i tempi del suo sodalizio artistico culturale con Ernesto Treccani culminato con l'allestimento della mostra CERAMICHE  (1987), in occasione dell'inaugurazione della nuova sede della CNA - Confederazione Nazionale Artigianato di Teramo
Fu un bell'evento espositivo con opere originali dei due artisti fra citazione del passato e memoria futuribile,  definito dal critico Giovanni Corrieri "una simbiosi dialettica, cui la tecnologia fa da condizione indispensabile"

Senza alcun dubbio Nino ha rappresentato l'anima dell'universo ceramico castellano conquistando significativi riconoscimenti oltre i confini dell'antico borgo maiolicaro situato alle pendici del Monte Camicia. 
Una lunga carriera quella di Nino, permeata di attenta ricerca e continua sperimentazione fino alla realizzazione, nella seconda metà degli anni Novanta, di una Via Crucis monumentale in Eagle Park per la chiesa St. Augustine Ossining di New York. 
 
Nel settembre 2017 Nino torna ad esporre le sue opere all'aperto nel centro storico di Castelli. È autore insieme al figlio Giantommaso della personale 3.0 di notevole forza espressiva.  Una sorta di via crucis ascensionale fra storia e mitologia che culminava con l'attraversamento della Porta dell'Amore per uscirne rigenerati e trasformati nell'animo umano.  
"Trent'anni fa io e il maestro Ernesto Treccani decidemmo di mettere delle opere d'arte su questa bella scalinata intitolata a Concezio Rosa" - mi disse Nino gioiosamente sorpreso di vedermi e subito aggiunse:
"Già da allora pensavamo di ripetere l'esperimento all'aperto raccontando con il linguaggio dell'arte e e della scultura personaggi e simboli dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto". Una scelta dirompente molto apprezzata da pubblico e critica, con descrizioni oniriche come l'Icarus, il Cavaliere di Colle Greco, le Terremutate. "Sicuramente ben accolta", rispose soddisfatto l'artista, "ma ero indeciso se farla in assenza del maestro e amico Treccani, scomparso da qualche anno, che tanto ha inciso nella mia avventura artistica. Poi, gli eventi accaduti in questa nostra terra martoriata dal sisma mi hanno convinto a dare, insieme ai miei figli, un segno di ripresa, un moto di riscatto della storia di Castelli che ha grande necessità di risorgere". 
 Tra chiacchiere e foto la mattinata era volata via ma io indugiavo a rimirare i luoghi della creatività di padre e figlio Di Simone, disposti su due piani alla fine della scalinata dove è possibile scovare altri inediti capolavori e annotare le tappe di inconsueti itinerari in campo artistico e culturale senza tradire i canoni della migliore tradizione ceramica di Castelli.

Del resto Nino Di Simone è stato infaticabile nell'esprimere con i ferri del mestiere d'artista una suggestiva ed efficace metafora della vita non disgiunta dalle avverse condizioni che minano l'esistenza stessa di Castelli. 
Un insegnamento morale e affettivo che ci fa sentire un po' tutti castellani.



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